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O que é ter sorte? É ganhar no jogo, ou ser feliz no amor? O ditado popular é o seguinte: que quem tem sorte no jogo, é infeliz no amor. Será que alguém consegue ser feliz, sem amor? Para mim o amor é a mola propulsora da felicidade. Não precisa ser só o amor homem - mulher. O amor pelo trabalho, por exemplo. Quem ama o que faz, está sempre feliz quando está trabalhando. Bem, aqui eu estou falando do amor geral. Mas o amor que o ditado cita, é o amor homem - mulher. Outro ditado interessante é o que diz que casamento é loteria. Mas para acertar na loteria, é preciso ter sorte. Então como é que fica? Será que existem dois tipos de sorte: a sorte do jogo e a sorte do amor? Parece que sim. Mas acredito que quem tem sorte no amor, seja mais feliz. Porque quem tem sorte no jogo, terá que ficar jogando sempre, para “testar” sua sorte. Já quem tem sorte no casamento, não precisa jogar mais nada. Só precisa saber “administrar sua fortuna", para que ela dure até que a morte os separe.
A.J. Cardais 01.05.2012
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Cada época de Natal que passa há menos vontade de enfeitar as janelas, varandas, cidades. É pena, tanta preguiça e deixa correr, vai dar mau resultado no futuro. Hoje gastam o tempo em spas, num corre- corre sem irem a parte nenhuma. Vazio imenso no seio familiar. Já abracei um Pai Natal muito fofinho duas vezes. Interiormente dancei com a musica natalícia enquanto ele passava entre as pessoas, acompanhado por duas raparigas simpáticas, risonhas e felizes. Gente cinzenta sem alma, sem sentimentos. Só é bom ir ao futebol e dizer asneiras, onde a educação não existe. Abençoado Povo espanhol, dá gosto estar no meio deles Todos entram na festa. Sem vergonha, sem sentir-me ridícula, entro na festa e vivo. Acordem, sejam normais, choradinho e fado tem ou teve o seu tempo, como ainda hoje tem. Mas temos que saber o quando e onde. Com tristezas vivo por outros que estão doentes, que me fazem falta, mas por Deus estou bem, ou penso que estou e como palhaço em palco, guardo no coração a minha angustia e vivo o dom de estar viva! A todos um Bom Natal e deixem sair a criança que dentro de vocês precisa de ar fresco que só um grande sorriso lhe pode dar. Porto,18 de Dezembro de 2016. Carminha Nieves
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Solo de soledad, estoy Navegando mares de olvido y de tristeza Miro hacia atrás y solo veo el reflejo del sol, Un camino cubierto de almas y de muerte Solo de soledad, ya nadie me escucha Grito en la oscuridad y el eco no responde El silencio, solo el silencio, se escucha en la inmensidad de un oscuro túnel, que no tiene fin; Solo de soledad, aunque tal vez... no este solo Porque me acompaña tu recuerdo.
Por conrado Augusto Sehmsdorf
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Harto de hipocresía, les pido A los políticos que dejen vida, Que no rieguen de muerte, sometida Argentina, por actos sin sentido
Que dejan tierra infértil, recibido Estocadas en el corazón, caída Esta la esperanza, semidormida La razón, dolor oscuro he sentido
Un gobierno autista, envejecido Por no escuchar el clamor, conocido Es el reclamo, la patria destruida
Se va agotando la sangre, fundida Con el viento, lleva grito sentido Libertad libertad, laurel destruido.
Por Conrado Augusto Sehmsdorf
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Estaba parado en una esquina y te vi, Llegaste vestida de blanco, como marfil Flotabas como ángel alrededor de mí, Estabas hermosa como primorosa flor Hasta que alguien tocó mi hombro, Para pedirme un favor, que me corriera De la calle, porque un autobús, había Arrollado a una niña bella, como tú.
Por Conrado Augusto Sehmsdorf
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Tomo mi paraguas cercano a la puerta, Salgo a la calle, la lluvia clara y fresca, Se hace lágrimas, por aquella luna triste, De un día de invierno, cuando tú te fuiste.
Por conrado Augusto Sehmsdorf
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Segundo Payador
Este gaucho, no se asusta Mis manos y mi guitarra Hacen cantar la cigarra Si la pelea le gusta Su guitarra, esta vetusta Y por eso le contesto Que yo sé mucho de esto No me corra, yo no rajo Y no me importa un carajo A las piñas, yo lo acuesto
[img width=300]https://i.ytimg.com/vi/YWXx0PsDn9o/hqdefault.jpg[/img] Por Conrado Augusto Sehmsdorf
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Dimenticando il futuro. La lingua degli orologi. Tutto tende a un solo fine, un punto limite verso cui confluisce, come un fiume maestoso: è l’attimo rivelatore, l’epifania di un impossibile equilibrio, l’intuizione di qualcosa che si arresta nel flusso continuo del mondo. È un andare tra i ricordi. Ma la distinzione tra il ricordare e afferrare la memoria è presente. Nel tempo i ricordi si frantumano e si raccolgono sulla tastiera della memoria. La durata è essere e divenire, è conservatrice e creatrice: è un flusso, che nel continuo accrescersi, conserva il nucleo originario all’interno, tramite il quale le qualità globali dell'esperienza - vale a dire le qualità fondamentali recepite dalla percezione - vengono elaborate in una prima forma astratta, trascendendo la singola modalità sensoriale e costituendosi come rappresentazioni amodali.
Queste qualità globali dell'esperienza sono, per esempio, l'intensità, le caratteristiche temporali, la forma. Nel flusso del tempo reale non è possibile ritagliare elementi distinti, cosa che è invece fattibile nello spazio, cioè nel tempo spazializzato. Se però analizziamo la problematica da più vicino ci accorgiamo che il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora e il presente, nella sua mancanza di consistenza (spessore), ci scorre continuamente fra le mani e sembra impossibile da cogliere.
Anzi, la modalità cognitiva extra-riflessiva tenderebbe automaticamente a raccogliere e a incanalare questo genere di vissuti, offrendo la "traduzione" a loro più vicina, vale a dire quella non-narrativa, racchiusa in "insiemi" percettivo-affettivi di tipo globale e non-sequenziale.
Dunque, il tempo stesso sembra ridursi alla somma di realtà prive di qualsiasi consistenza. Alla fine il tempo è sempre il mistero, che si imprigiona nella memoria e si fa destino.
Nella memoria c’è il sapere e c’è il potere. Sentire, sognare e vedere. Sono i compiti anche della farfalla notturna che si metaforizza con il suo volo e con la sua presenza nel mondo.
Il mondo e la memoria. Nel suo agire non c'è un principio e una fine, ma ogni momento ha valore per se stesso, e non in funzione di un futuro che ne sarà effetto e di un passato che ne è causa. C’era una volta un tempo in cui la memoria era soltanto sogno.
E il sogno si colorava di fantasie lungo i viaggi dell’essenza della vita. Infatti, soltanto un adeguato sviluppo di ciascuna di queste due modalità cognitive fa sì che ognuna, "interagendo" con l'altra, ne faciliti ulteriormente lo sviluppo. Lo sviluppo di ciascuna di queste due modalità può insomma verificarsi soltanto in parallelo e in reciproca specularità, grazie a una mutua interazione. In esso la vita è intesa come progetto costruito nella sequenza di passato, presente e futuro e si caratterizza per la capacità del singolo di trovare la propria soddisfazione nella ripetizione.
La differenza morfologica sembra difatti poter dipendere in misura principale dalla disponibilità di materia prima: in presenza di affioramenti rocciosi la cui frattura naturale origina blocchi squadrati risulta facile ottenere strutture regolari pur utilizzando la stessa tecnica di costruzione che, nella disponibilità di pietre irregolari, porta a realizzazioni che da lontano rassomigliano a tumuli, ed ancora di più una volta che iniziano a collassare anche solo parzialmente.
In realtà tale rigida distinzione è soltanto approssimativa, perché le due componenti sono tra di loro embricate, anzi l'una evoca l'altra.
Inoltre il tempo non esiste oggettivamente, cioè indipendentemente dai modi della percezione di un soggetto. Ogni volta che questo "inconscio" si attiva, il futuro si assimila al passato, e la divinazione predice solo il già stato che, più o meno identico, si ripete, anancasticamente.
Se questo inconscio viene riguardato da chi, a sua volta, è immerso nel proprio già noto, esso può essere solo confermato - magari attraverso le più sofisticate argomentazioni razionali. Al suo fondo tale comprensione si radica nella propria identità personale, vale a dire in un'autopercezione primaria e preverbale. E non esiste oggettivamente né come realtà assoluta in cui gli oggetti sarebbero immersi, né come determinazione relativa dipendente dall’ordine sussistente fra di essi.
Oltre alla consapevolezza e all'apprezzamento dei propri sentimenti soggettivi, l'intelligenza emotiva comprende la percezione e la considerazione dei comportamenti emotivi non-verbali, incluse le sensazioni corporee evocate dall'attivazione emozionale, le espressioni facciali, il tono della voce e la gestualità esibita dagli altri.
Tutte queste modalità sarebbero però sempre compresenti, ancorché secondo una differente proporzione, specifica del singolo individuo. Quel mondo sotterraneo vivifica la nostra esistenza con la sua millenaria saggezza e lascia viva la capacità di sognare la vita.
Secondo la sua prospettiva, tutta la vita, nel significato più vero, è transfert, e la potenza del transfert si esprime proprio nella capacità di sognare, di aprirsi e andare creativamente incontro alla realtà.
La comunicazione è un universo strettamente ed intimamente legato all’ambiente umano nella sua totalità. Essa rappresenta la chiave di accesso alla comprensione dell’Uomo. Esso simultaneamente attiva, nella persona stessa, un vissuto meno razionale, più inconscio e soprattutto di natura al tempo stesso motoria, sensoriale ed emotiva, corrispondente alla sensazione di poter "porre in ordine" il proprio mondo interno e i suoi contenuti.
Occorre ricordare che noi siamo composti da cinquantamila miliardi di cellule collegate tra loro e governate da una entità sovra ordinata chiamata Mente. Per cui noi siamo di fatto una comunità, e non una “unicità” come parrebbe nella rappresentazione della realtà speculare.
Va da se' che se il “governo” di detta comunità, e la comunicazione tra mente e cellule è lineare e non distorta o disturbata, l’intera dimensione “comunità cellulare-Mente” risulta sana e compatta. Tale situazione, pur offrendo maggiore libertà allo spirito di ricerca e di sperimentazione, rende tuttavia poco evidenti sia le caratteristiche di base di questi approcci, sia le stimolanti problematiche da essi sollevate.
Todos los derechos de „Dimenticando il futuro. La lingua degli orologi.“ pertenecen a su autor (Joel Fortunato Reyes Pérez). Ha sido publicado en e-Stories.org a solicitud de Joel Fortunato Reyes Pérez Publicado en e-Stories.org el 13.08.2016.
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nadia por amor a vos me haces feliz con tu presencia con vos el mundo es diferente con vos todo es diferente te amo en tu boca y en tusojos todo me lo das todo te lo doy eun un beso de libertad en tu sed y la mia te amo mas alla de las estrellas mas aca de tu presencia amor solo se que te amo
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Quem não ama não vive, vegeta. Pela simplicidade da frase, alguém já deve ter dito (ou escrito) isso. O título desta crônica também, se não estou enganado, é de uma musica. Bem, mas “tomando emprestado” ou não, a frase e o título, eu pergunto: que sentido tem a vida de quem não ama nada, nem ninguém? Eu me refiro aqui a um amor geral, mais ampliado. Não estou me referindo ao amor homem x mulher. Este, muitas vezes, se torna uma coisa obsessiva, doentia. A pessoa fica presa e quer manter o “objeto” da sua obsessão preso também. Eu quero saber do amor que liberta, que dá sentido e sabor ao ato de viver. Neste sentido eu posso dizer que sou rico: tenho vários amores. Quando um não resolve o meu problema, busco outro. E assim vou levando a vida, ou deixando que ela me leve. É por isso que eu gosto de dizer que o amor é meu combustível: sem amor eu não ando. Até o ato de escrever, eu só faço por amor, por prazer. Talvez se fosse “por dever”, eu não conseguisse escrever nada. É justamente por isso que eu não gosto de me “intitular” de escritor. Clarice Lispector se dizia amadora, talvez por isso: só escrevia por amor. Escritor para mim é aquela pessoa que para, pensa e escreve. Já vive “programada” para escrever. Eu nunca me programei para nada. Gosto de viver à mercê da inspiração. Sou como Dorival Caymmi: as indústrias fonográficas queriam que ele “produzisse musica”, mas ele só fazia quando tinha inspiração. Mas, voltando ao título, tem gente que tem um amor só: o amor ao dinheiro, ao luxo... Essas pessoas às vezes nem tem dinheiro, nem luxam, mas vivem se deslumbrando com as que tem e ficam se exibindo, para deleite dos pobres amadores. Outras, por não conseguirem amar as pessoas, amam seu carro, seu bicho de estimação, sua plantinha, sua casa, sua religião, seu time... E assim vão morrendo aos poucos.
A.J. Cardiais 22/09/2013
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